RESPONSABILITA’ SANITARIA – Commento alle principali novità della Legge Gelli

Quasi quattro anni di lavori parlamentari, approfondimenti, istanze, emendamenti e dibattiti in commissione ed in aula hanno portato alla promulgazione della Legge n. 24 del 8 marzo 2017, meglio nota come Legge Gelli. Quest’ultima si propone il non semplice compito di riequilibrare una realtà giuridica, sociale ed economica in cui si è segnalato nel tempo un progredire statistico delle controversie civili contro i medici, con parallelo incremento dei volumi risarcitori e, con essi, dei costi di reperibilità sul mercato delle idonee coperture assicurative.

L’incremento, talvolta scriteriato, dei contenziosi in ambito sanitario ha spesso determinato il ricorso a quella “medicina difensiva”  caratterizzata dall’adozione di protocolli terapeutici e diagnostici atti a precostituire un’ampiezza di strumenti difensivi (spesso superflui nei fatti) in previsione di possibili contestazioni future sull’opzioni clinica adottate di volta in volta dal professionista.

Ebbene, tutto l’impianto della Legge Gelli è pensato dell’ottica sia di riequilibrare quello che era inteso come uno sbilanciamento giuridico a sfavore del professionista medico, sia di decentrare la domanda risarcitoria verso altri soggetti patrimonialmente più solidi, come la stessa azienda sanitaria e le imprese di assicurazione.

Come e se tali obiettivi saranno raggiunti saranno due importanti passaggi a dirlo: i futuri decreti attuativi, dei quali la legge necessita per andare a pieno regime e, soprattutto, quella che registreremo come la futura giurisprudenza interpretativa di numerosi aspetti critici e conflittuali che la novella sembra, quindi in questa fase embrionale, porre all’attenzione dell’interprete.

Rimanendo nel contesto della finalità di legge di decentrare la posizione processuale del medico, in questa direzione solo da registrare le norme centrali della legge: gli artt. 6 e 7, che propendono per un alleggerimento della posizione giudiziaria penale e civile del medico, con la non punibilità per imperizia del sanitario che si sia allineato ai canoni comportamentali scientifici, nel primo caso, e con la non più equivocabile riconduzione della colpa del sanitario nell’ambito più protettivo della responsabilità contrattuale per effetto dell’articolo 7 comma 3. Analogamente, in tale direzione, è da leggere la struttura fortemente delimitativa dell’azione di rivalsa verso l’operatore sanitario disciplinata nell’art. 9 della Legge n. 24 del 2017.

Anche la struttura del nuovo obbligo assicurativo a carico delle aziende sanitarie pubbliche e private (disciplinato all’art. 10) e l’onere per le stesse di contrarre (al comma 1) idonee garanzie a favore dell’operatore sanitario strutturato, è tesa a decentrare l’azione di responsabilità verso soggetti finanziari protettivi per il professionista.

Certamente, il provvedimento qui in esame e la presenza dell’assicuratore fin dalle battute iniziali della controversia (si pensi all’obbligo di partecipazione attiva all’accertamento tecnico preventivo ex art. 696-bis c.p.c. e, nuova condizione di procedibilità del giudizio prevista all’art. 8 della legge) è indice di questa finalità socio protettiva e riparatoria del danno deviata verso soggetti professionali ad alta potenzialità tecnica e finanziaria.

La giovane età della riforma in esame ancora consente di individuare una dominante orientamento giurisprudenziale sia in ambito civilistico che penalistico. Tuttavia, alcune recenti pronunce hanno iniziato a segnare la strada verso la soluzione dei primi problemi interpretativi legati alla applicazione della legge Gelli.

Si segnala, in particolare, la sentenza del Tribunale di Roma, sezione XIII, Del 4 ottobre 2017 (http://www.rivistaresponsabilitamedica.it/wp-content/uploads/2017/10/Trib.-Roma-4-ottobre-2017.pdf), che si esprime sul problema della applicabilità della normativa ai fatti oggetto di causa verificatisi precedentemente all’entrata in vigore della riforma e lo risolve escludendone l’applicabilità in virtù del principio di irretroattività delle leggi nel tempo.

In ambito penale si assiste alla prima pronuncia delle Sezioni Unite che, con sentenza del 21 dicembre 2017, offre, in sintesi, la seguente lettura della responsabilità colposa dell’esercente la professione sanitaria per morte o lesioni personali: a) conferma che non è invocabile la nuova causa di esclusione della punibilità in alcuna ipotesi colposa connotata da negligenza o imprudenza; b) reintroduce, nei casi d’imperizia, una gradazione della colpa, distinguendo casi e responsabilità, di talché: b1) si risponderà per imperizia sia grave che lieve allorquando siano state individuate erroneamente linee guida o buone pratiche (inadeguate alle specificità del caso concreto), richiamando l’obbligo del medico di disattenderle qualora le peculiarità del caso lo rendano necessario; b2) si risponderà per imperizia grave o lieve nell’ipotesi di errore esecutivo, qualora il caso concreto non sia regolato da linee-guida o buone pratiche; b3) si risponderà solo per imperizia grave nel caso in cui l’errore nell’esecuzione sia accompagnato dalla corretta scelta e dal rispetto di linee-guida o buone pratiche, adeguate al caso concreto, tenuto conto “del grado di rischio da gestire e delle specifiche difficoltà tecniche dell’atto medico”.

 

 

 

4 Comments

  • Franco
    febbraio 7, 2018 @ 22:29

    Avvocato,
    ho subito un intervento presso una struttura sanitaria ma non ricordo di aver firmato il consenso informato? Vorrei sapere se è obbligatorio avere il consenso.
    Grazie per l’attenzione.
    Franco

    • studiolegalezilio
      febbraio 8, 2018 @ 18:57

      Gentile sig. Franco,
      in ambito sanitario la manifestazione del consenso informato rappresenta un diritto del paziente alla cosiddetta autodeterminazione, cui corrisponde il dovere del sanitario di fornire tutte le informazioni relative all’intervento da eseguire. Con ciò intendendo anche l’indicazione di eventuali alternative terapeutiche e la specificazione delle possibili complicanze intra e post operatorie. Non sussiste, tuttavia, uno specifico obbligo di redazione di un modulo scritto, rappresentando quest’ultima comunque un’opzione da suggerire nell’interesse sia del paziente che del medico chiamato a rendere le dovute informazioni. In mancanza di un modulo scritto, sarà onere della struttura sanitaria fornire in altro modo (ad esempio a mezzo testi) la dimostrazione del corretto adempimento dell’obbligo informativo preventivo.
      Devo, infine, precisare che la risarcibilità del pregiudizio derivante dalla violazione del diritto al consenso informato (o meglio del diritto all’autodeterminazione), presuppone comunque la puntuale dimostrazione da parte del presunto danneggiato del fatto che, ove fosse stato compiutamente informato, non si sarebbe sottoposto all’atto chirurgico.
      Saluti

      Avv. Donato De Martinis

  • Marco
    febbraio 14, 2018 @ 19:09

    Salve avvocato,
    mia nonna molto anziana è stata operata all’anca, solo che ora in seguito all’intervento e zoppa. Può fare causa al medico che l’ha operata? grazie per la risposta.

    • studiolegalezilio
      febbraio 28, 2018 @ 15:59

      Gentile Sig. Marco,
      il suo racconto non fornisce elementi sufficienti per poter valutare la sussistenza di profili di responsabilità professionale in capo al medico ed alla struttura presso cui sua nonna è stata opeata.
      La invito pertanto a contattare lo studio per definire i passi necessari per una migliore tutela dei diritti ed interessi sottesi alla questione.
      Cordialità
      Avv Donato De Martinis

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